Un litro di lacrime – Recensione

“Un litro di lacrime” è il diario autobiografico che ha incantato l’intero continente asiatico. Una forte testimonianza di una giovane ragazza che racconta sotto forma di diario gli anni della sua adolescenza e della malattia che, come dice lei stessa, “ha rubato la bellezza della mia giovinezza ”. 

Un litro di lacrime
Titolo: Un litro di lacrime
Autore: Kitō Aya
Prezzo: € 16,0

Kitō Aya è nata nel 1962 nella prefettura di Aichi. Era il 1977 quando alla quindicenne fu diagnosticata l’atassia spinocerebellare (meglio conosciuta come SCA), una malattia neurodegenerativa che comporta la perdita progressiva delle capacità di coordinare il cammino fino alla completa perdita delle funzioni motorie. Questo diario, pubblicato postumo, si è affermato come caso editoriale, diventato un film e una serie tv.

“Un litro di lacrime” mostra lo spirito e la grande forza di volontà che caratterizza la personalità di Aya, anche se lei non ne è realmente consapevole, infatti aspira a diventare come coloro che hanno una personalità forte e decisa, ignara del fatto che la sua storia sarà letta e sarà d’ispirazione per tutti coloro che vivono con la sua stessa malattia. Bisogna prendersi cura delle cose che abbiamo e lasciare nel passato le cose che abbiamo ormai perso, questo è ciò che ci ha trasmesso Aya.

Nelle prime pagine vediamo descritti i primi sintomi di quella che ancora non sembrava una malattia ma un normale stress accumulatosi a causa dello studio ma, una volta diagnosticata, Aya si convince che tutto ciò è reale e che ormai il futuro florido che aveva di fronte a se si è spento. Si lascia sprofondare in pensieri bui e nella tristezza, non riuscendo più a comprendere il senso della felicità. Per descrivere il suo umore, agli inizi della malattia, utilizza un proverbio giapponese: “ Il corvo che piangeva sta già ridendo ” usato per indicare la facilità con cui i bambini cambiano umore.

Una volta compresa la sua situazione, esattamente da quel momento in poi ad Aya non resta altro che combattere scegliendo di non abbattersi ma di restare forte, tuttavia ciò che per lei prima era normale, con la malattia, diviene impraticabile e le lacrime le scendevano senza sosta, senza che se ne rendesse conto. 
La lettura è ciò che in parte l’ha salvata. Amava leggere ed empatizzare con i protagonisti e per quanto il suo diario fosse molto razionale e schematico, si lasciava andare a commenti filosofici e poetici, confidando che le sarebbe piaciuto diventare bibliotecaria. Credeva che l’abilità nel comprendere il cuore degli altri si poteva coltivare anche grazie alla lettura.

Perché la malattia ha scelto me? ”  Questo è ciò che Aya pensava in maniera costante. Forse era una sfida? Forse era tutto un processo da affrontare per qualcosa di imminente? O semplicemente il destino ha scelto questo per lei senza una valida ragione. In ogni caso nessuno avrebbe mai potuto rispondere a queste domande quindi Aya capii in fretta che era uno spreco di forze e adesso doveva solo risparmiarle per rimanere lucida. La vivacità della sua vita si stava arrestando sempre di più. 
La famiglia è un elemento essenziale nel percorso di Aya, in particolare la madre, Kito Shioka, la quale scelse di pubblicare il diario. Lei restò affianco alla figlia fino alla fine cercando di non lasciare mai andare la sua mano, era il suo supporto emotivo e psicologico, era la colonna portante della sua vita.

…fai tesoro di ogni parola d’amore che riceverai, perché fortificherà il tuo spirito; e quando invece ti diranno qualcosa di spietato, tieni duro: anche questo è un allenamento.Kito Shioka.

Il dolore di Aya era il suo, per una madre vedere soffrire la propria figlia è un dolore troppo grande e se non poteva curare il dolore fisico poteva almeno alleviare il dolore dello spirito e alleggerire il cuore. Un ruolo importante, quanto quello della madre, è della dottoressa Yamamoto Hiroko. Colei che rispose con totale franchezza e onestà alle domande sulla sua malattia e sulle speranze di vita. Perché essere onesti sullo stato di un paziente porta quest’ultimo a risvegliare dentro di se l’istinto di sopravvivenza. Ed è esattamente questo ciò che ha mantenuto in vita Kito Aya.

Mi potrò mai sposare? ” Questa è la domanda che Aya fa alla dottoressa quando vede degli studenti della sua stessa età.
Sperimentare ciò che è l’amore è qualcosa che chiunque dovrebbe provare e l’adolescenza è quel periodo di vita in cui si scoprono sentimenti come l’amore, l’odio, la gelosia, la vittoria, la sconfitta e il valore dell’amicizia. Ma ad Aya è stata tolta la possibilità di assaporare queste emozioni. Ma la sua vittoria è stato il suo attaccameto alla vita.

Tuttavia il fiore del suo cuore per quanto splendido fosse stava morendo, anno dopo anno, pagina dopo pagina. 

E un litro di lacrime scendevano ogni volta che ricordava che la vita era stata terribilmente crudele con lei.

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