Tori no Ichi Festival: il Giorno del Ringraziamento in Giappone

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Crediti: arty822 via Flickr
Introduzione

Il Mercato del Gallo (Tori no Ichi, 酉の市) è un festival all’aperto che si tiene il 9 e il 21 Novembre al Tempio del Gallo ad Asakusa e in altre località della regione del Kanto, la cui celebrazione serve a pregare gli dei (in particolare, il dio della buona fortuna, Ōtori-Sama (鴻様) per la buona fortuna, la riuscita e la prosperità negli affari

Dato che quest’anno verrà celebrato due volte, prenderà il nome di “Ni no Tori”, dove ni sta per due. Avviene ogni 12 giorni a Novembre perché vi è un’analogia con il segno del Gallo (酉) nello Zodiaco Cinese, e che arriva ogni 12 anni.

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Qual è la sua storia?

Accade annualmente sin dal periodo Edo (1603-1868), è la prima festa che apre le porte al nuovo anno, in origine denominata “Tori no machi” (鳥の街, La Città del Gallo) oppure “Tori no Matsuri” (鳥の祭り, La Festa del Gallo), infatti ricorda ai giapponesi che il vecchio anno sta per volgere al termine.

Nacque al tempio Ōtori (大鳥神社), – nel vecchio villaggio Hanamatamura (花又村), situato nei sobborghi di Edo – come festa del raccolto autunnale in cui i contadini della zona sostavano in preghiera per ringraziare le divinità, infatti è come un Giorno del Ringraziamento

「東京三十六景」 「七」「浅草酉の市」, Ikkei| Crediti: Ukiyo-e.org

Perché proprio il tempio Ōtori? Perché nel XII secolo l’imperatore del Giappone, Yamato Takeru, a seguito di una vittoria in battaglia, rese grazie al suddetto tempio nel giorno del Gallo, tant’è che si dice che in punto di morte la sua anima abbia acquisito le sembianze di un grande uccello bianco, o una candida aquila. Questa immagine ricorre ancora tutt’ora nel giorno del Tori no ichi.

Inoltre, nel giorno del mercato, Shin no Yu, gli Ujiko (氏子, sacerdoti protetti dalle divinità locali) portavano i galli al santuario (da intenderci, non si trattava di un’offerta sacrificale) e una volta conclusasi la festa li liberavano davanti al tempio Sensō-ji (浅草寺) di Asakusa. 

La leggenda parla di quando il Bodhisattva Washimyoken (鷲妙見大菩薩) venne portato al tempio Juzaisan Chōkoku-ji (十財産長谷寺, adiacente al tempio Ōtori) nel 1771 per essere consacrato proprio nel giorno dello Shin no Tori, il terzo Tori-no-Ichi tenutosi in quell’anno. 

Ed è per questa ragione che ebbe inizio il mercato all’aperto di Tori no Ichi, per raccogliere numerosi visitatori attorno alla statua del Bodhisattva che veniva messa in mostra durante il Degaicho (でがいちょう cerimonia di apertura). 

Divenne particolarmente famoso anche per un altro motivo: il tempio era vicino allo storico quartiere a luci rosse di Yoshiwara, infatti in quell’occasione tantissime geisha e donne di piacere usciva per prendervi parte, e ciò attirava ancora più visitatori incuriositi e ammaliati alla loro vista.

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Come si festeggia il Tori no ichi?

E’ usanza acquistare un kumade (熊手 “zampa di orso” per via della sua forma), rastrelli di bambù portafortuna riccamente decorati, letteralmente per “acchiappare la buona fortuna”, attraendola verso colui che la richiama.

Forty-Eight Famous Views of Tokyo: Tori-no-ichi Festival, Asakusa, Ikkei| Crediti: Ukiyo-e.org

In generale i kumade sono gli strumenti usati per pulire il giardino, ma nella simbologia essi proteggono i proprietari per un anno e al prossimo Tori no ichi, si portano al tempio per poi bruciarli assieme ad altri messi in pila (un rito simbolico per purificarsi prima di passare al nuovo anno), così che se ne possa acquistare uno nuovo, più costoso di quello che è stato acquistato l’anno precedente.

Le decorazioni sui kumade si sono evolute nel corso del tempo complicandosi al punto da garantire una vasta scelta sul mercato; addirittura erano e sono presenti disegni piuttosto elaborati che richiamano ventagli, animali, gioielli, ma anche gatti, cani e panda, soprattutto in tempi moderni.

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A quanto pare, esiste persino un modo per negoziare il prezzo dei kumade. Se il prezzo ti sembra troppo alto, attacchi una breve ma intensa contrattazione con il venditore del negozio in cui si sale e si scende, finché non si arriva a un compromesso.

Ma non è finita qui: secondo la tradizione, anche se sei riuscito a risparmiare, il cliente deve comunque dare la somma originale al venditore, il quale ti porgerà il resto ma tu dovrai rifiutare e porgerlo nuovamente tra le sue mani come un regalo. Quindi, sostanzialmente, la cifra spesa è la stessa che il venditore aveva proposto sin dall’inizio.

Al momento dell’acquisto, i venditori del negozio non solo offriranno sake al cliente ma batteranno anche le mani ritmicamente per mostrare il proprio apprezzamento e per benedirlo con l’augurio di una buona fortuna. Forse potrà sembrare un pò imbarazzante, ma è proprio questa piccola usanza così antica, chiamata tejime (手締め), che strappa un sorriso dai cuori dei visitatori e colma l’atmosfera di vivacità e serenità.

Un esempio di tejime durante il Tori no Ichi| Crediti: monco52 via YouTube
E quali sono le pietanze servite?

Durante il Tori no Ichi le strade attorno al tempio si affollano di questi negozietti che vendono kumade di ogni forma e colore, e deliziose pietanze, come le patate Yatsugashira (considerate ottime per la fertilità), oppure le Kashira no Imo (taro cotto al vapore) e Kogane mochi (dolcetto di riso al miglio).

Per concludere, allego una poesia a tema di Kikaku Takarai, allievo di Matsuo Basho:

春を待つ

事の始めや

酉の市

“Aspettando la primavera, 

tutto inizia 

con il Tori no ichi” 

(traduzione personale)

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