“Randoseru” : Perché i bambini in Giappone li usano ancora?

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Utilizzare il randoseru per andare a scuola è diventata una tendenza che dura un secolo e mezzo.

Aprile è il mese in cui incomincia l’anno scolastico in Giappone, ed è il momento in cui molti giovani studenti indossano per la prima volta i loro randoseru (ランドセル), zaini in pelle, oppure in finta pelle, dalla tipica forma a scatola. Non è necessario vivere in Giappone per venirne a conoscenza anzi, oltre ad averli sicuramente visti negli anime o in qualche film, questi robusti e costosi zaini dall’aspetto decisamente fuori moda, per una cultura così evoluta come quella del Giappone, si usavano anche in Europa all’inizio del Novecento.

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C’è da chiedersi, però, perché il Giappone continua ostinatamente ad usarli?

Tutto ha avuto inizio verso la fine dell’era Edo, o periodo Tokugawa, circa la metà del XIX secolo. Dopo che il Giappone fu costretto ad aprire i propri porti al commercio con gli occidentali, ecco che l’Occidente si fa largo portando con sé la propria cultura, le mode, i vocaboli, al punto da diventarne una mania.

Va da intenderci, che questi zaini non avevano soltanto un uso a fine scolastico come è ampiamente diffuso oggi, ma all’epoca venivano utilizzati per contenere le armi così da liberare le mani dei soldati in tempi di guerra. Inizialmente, fu dato loro il nome giapponese di haino, ma seguendo il flusso della corrente occidentale, è stata adottata la parola olandese ransel nipponizzata in ranseru ランセル o ranuseru ラぬセル.

Subito dopo aver adottato questo termine nel vocabolario giapponese, i linguisti locali hanno avuto qualche dubbio su come mai sia stato aggiunto il ‘do‘ al centro della parola. Una teoria plausibile è che il termine olandese “ransel” sia stato fuso con il tedesco “landser” che significa “soldato a piedi“, il che ha senso, ma secondo i dizionari tedeschi “landser” ha guadagnato maggiore importanza durante la Seconda Guerra Mondiale. Le sue origini potrebbero essere fatte risalire alla fine del XIX secolo, ma questo significherebbe che era un termine nuovo di zecca anche in tedesco quando è apparso per la prima volta in giapponese. Dunque, teoricamente le sue origini risalgono alla fine del XIX secolo, ma praticamente significa che era un termine nuovo di zecca anche in tedesco quando è apparso per la prima volta in giapponese.

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Nei testi militari importati dai Paesi Bassi e tradotti negli anni 1860 i caratteri kanji per “haino” avevano un sottotitolo katakana, ossia “rantoseru”, anche se a quel tempo la “t” e la “d” non erano così chiaramente distinte in giapponese.

Un’altra possibilità è che l’aggiunta di un “to と” o “do ど” abbia semplicemente reso la parola più facile da pronunciare per i giapponesi. Anche altre parole che hanno fatto il salto dal tedesco all’olandese poi al giapponese sono state leggermente alterate – forse per comodità – come “penki ペンキ” che significa “vernice” e deriva dall’olandese “pek”, e “kamitsure カミツレ” che veniva dall’olandese “kamille” che significa “camomilla”.

Nei primi anni di produzione, i randoseru erano ancora totalmente fatti di stoffa fino al momento della Restaurazione Meiji e dell’istituzione dell’Esercito Imperiale Giapponese ai cui soldati venivano dati in dotazione degli zaini di pelle quadrati molto simili a quelli usati dai bambini oggi.

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Parlando di bambini, l’altra influenza occidentale che segnò il cambiamento dall’era Edo all’era Meiji fu la caduta dell’aristocrazia dei samurai in favore di una società di tipo democratica, e ciò significava aprire l’educazione oltre i confini della nobiltà : in parole povere, rendere pubblica l’istruzione.

Una delle scuole che adottarono queste nuove misure era la Gakushūin, un’organizzazione educativa creata nel 1847 a Tokyo per insegnare ai bambini aristocratici del Giappone. Nel 1885 furono apportati alcuni cambiamenti per stare al passo con i tempi, compresa l’apertura di una scuola per donne e di una scuola elementare sperimentale che poteva essere frequentata da membri di qualsiasi classe sociale.

Il principio fondamentale di questa nuova scuola era quello di imporre un senso di uguaglianza tra gli studenti, e ai bambini benestanti fu proibito di fare i pendolari in carrozze o risciò. Inoltre, non era permesso loro di farsi accompagnare da servitori che portassero il materiale scolastico al posto loro. Invece, tutti gli studenti dovevano portare il proprio materiale in qualsiasi tipo di zaino.

Nel 1887, all’età di 8 anni, il principe Yoshihito – in seguito imperatore dell’era Taishō – si iscrisse a questa scuola, ma a causa di problemi di salute fu costretto a fermare gli studi. Per celebrare l’entrata alla Gakushūin, il primo ministro del Giappone, Hirobumi Ito, regalò al principe uno zaino di pelle che assomigliava a quelli usati dall’esercito imperiale.

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I randoseru in pelle in stile militare divennero il componente principale del materiale scolastico dell’epoca, ma il loro costo era a dir poco inaccessibile per la gente comune. Inoltre, le conseguenti guerre che hanno visto il coinvolgimento del Giappone e la sua sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale li resero un oggetto ancora più irraggiungibile, al pari degli oggetti rari venduti all’asta. Ci volle circa un decennio perché l’economia giapponese rimettesse la testa sulle spalle facendo abbassare il costo dei materiali scolastici abbastanza da permettere a questi randoseru di ritornare alla moda intorno alla metà degli anni ’50. Poi, una volta che l’economia sperimentò un’incredibile fioritura grazie ai fruttuosi investimenti, il commercio con l’estero, le invenzioni sempre più all’avanguardia, i randoseru divennero così a buon mercato da trasformarsi in uno standard culturale.

Spot promozionale dei randoseru

Nonostante i tempi si siano ulteriormente evoluti e l’economia non è sempre rose e fiori, i randoseru spopolano tra le scuole ancora oggi.

Se volessi dare qualche dettaglio su che cosa rende questi randoseru così appetibili, ancor più del prezzo (mediamente 50.000 yen, ossia 450 dollari) è la loro longevità : per uno studente questa borsa è in grado di durare per tutto il tempo della scuola elementare, se non addirittura oltre, in base a quanta cura se ne prenda. Ancora, è abbastanza capiente e versatile dal punto di vista del colore e decorazioni sulla sua superficie, cosicché ogni bambino possa esprimere la propria personalità, a meno ché non vi siano regole che impongono un tipo e un colore prestabilito.

Concludiamo con una nota di amarezza : il Giappone è sul punto di emulare i paesi occidentali convertendo i libri di testo in Tablet e salvare i compiti in una cartella Cloud, per cui non vi è tutta questa necessità di legare una costosa scatola di pelle alla schiena dei bambini, quando possono portare una normale tracolla dove inserire il loro altrettanto costoso supporto tecnologico.

E voi che cosa ne pensate? Il randoseru riuscirà a sopravvivere alla modernità o si evolverà in qualcos’altro?

Fonte : soranews24.com

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