Perché in Giappone ci si chiama usando prima il cognome e poi il nome?

Giappone
Diritti della fotografia riservati a Sergio Quatrato su Flickr
Introduzione

Noi occidentali siamo soliti chiamare le persone prima con il nome e poi il cognome, la cui formula ha condizionato anche le culture estere, come il Giappone che, al contrario, utilizza la formula inversa, tanto da divenirne una consuetudine : per i giapponesi non è insolito chiamare prima col nome, soprattutto nelle situazioni prettamente informali, mentre in altre occasioni ci si chiama usando il cognome ; questo però, può creare una certa confusione nel momento in cui ci si imbatte in entrambe le formule (nome+cognome, cognome+nome) perché non si riesce a capire qual è il cognome e quale il nome. 

Vi porgo un esempio che si rifà al campo letterario : la casa editrice Einaudi, sotto suggerimento del ministro degli Esteri giapponese, con le edizioni tascabili, scrive il cognome sulla costa del libro e il nome completo (cognome+nome) sulla facciata, come nel caso di Murakami, che può creare confusione nel lettore il quale, facendo riferimento al cognome riportato sulla costa, non saprà di quale Murakami si parli, se Murakami Haruki o Murakami Ryū.

Le ragioni

Essendo il Giappone un paese fortemente attaccato alle proprie tradizioni, non è soltanto questione di preferenza, bensì un’antica usanza che permette alle persone di identificarsi in base alla propria famiglia di appartenenza intesa come l’insieme di antenati e parenti, quindi viene data più importanza a questo macrocosmo che non al microcosmo, ossia la singola persona, per permettere all’individuo di auto-identificarsi.

Usare il cognome è quasi una forma di rispetto e di formalità nei confronti della persona con cui stai parlando, mentre il nome si usa a livelli più intimi, in situazioni colloquiali, persino a lavoro o a scuola. Nei contesti lavorativi si cerca di creare quel senso di unità lavorativa impiegando un registro più informale essendo tutti colleghi sul posto di lavoro, seppur preservando una nota di rispetto proprio per la professione che si esercita.

Dunque, le persone solitamente si chiamano usando il cognome più i suffisso -san, che è un suffisso unisex, (es. Tanaka-San, Ogawa-San, etc.), e vale anche per i colleghi, ma ci sono anche casi in qui ci si chiama in base al titolo (Buchō “manager generale”, Shachō “presidente (della compagnia)”, nome+Sensei “professore, maestro” che si usa anche per consulenti, avvocati, etc). Anche a scuola i compagni di classe si chiamano per cognome e lo abbiamo visto in numerosi anime o manga, mentre utilizzano il nome proprio solo tra amici stretti, gruppi, eccetera. Per i venditori dei negozi che vogliono chiamare i clienti, siano essi giovani o anziani, useranno il cognome di famiglia + -sama, che è più formale di -san, così si evita il tono troppo casuale (es. Tanaka-sama).

Per gli occidentali può sembrare alquanto strano a sentirsi chiamare per cognome e non per nome (come se ci riportasse ai tempi di scuola), ma per i giapponesi è altrettanto strano sentirsi chiamare per nome!

Considerazione di carattere storico

Facendo un salto a ritroso nel passato, per chi non aveva un nome di famiglia per cui essere ricordato, come contadini, artigiani o commercianti, non era affatto strano chiamarsi per nome, poiché accumunati dalla stessa professione, dalla vicinanza, dal livello di confidenza. Per i samurai il discorso è diverso perché non solo il titolo è ereditario, ma avevano un proprio nome di famiglia che andava preservato a qualunque costo, nel senso che se si dovessero macchiare di un qualsivoglia crimine, tutta la famiglia sarebbe stata infangata. Tuttavia, tale situazione durò finché nel XIX secolo il governo giapponese non decise di creare un’eguaglianza fra i cittadini, senza distinzione di classe per cui tutti dovevano avere un nome.

La situazione in tempi odierni

Tornando ai giorni nostri, in Giappone gli adulti e gli anziani chiamano i giovani con il loro nome, mentre quest’ultimi non possono fare lo stesso con persone più grandi di loro, sempre per una questione di rispetto, e che rimanda a un concetto di gerarchia interna / familiare basata sull’età dei singoli componenti della famiglia.

Conclusioni

E voi che cosa ne pensate di questa curiosità? Scrivete con un commento qui sotto le vostre opinioni!

Fonti: ilPost.it , GiochiGiapponesi.com

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