Le ricette della signora Tokue – Recensione

Le ricette della signora Tokue, romanzo d’esordio di Durian Sukegawa, ha incantato il mondo con la sua meravigliosa storia. Breve ma intenso, con le sue semplici e aromatiche sfumature, è il suo primo romanzo che viene tradotto qui in Italia.

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Titolo: Le ricette della signora Tokue
Autore: Durian Sukegawa
Prezzo: € 12,00

Trama

Questa magica favola sull’amicizia, la libertà e la gratitudine incomincia con Sentarō, un uomo sulla mezza età, con il cuore colmo di tristezza e solitudine per una vita che non l’ha mai aiutato, per il destino che sembra prendersi gioco di lui, per una scelta a cui non ha potuto sottrarsi. Egli lavora in un piccolo negozio poco distante dal centro di Tōkyō e specializzato in dorayaki, chiamato Doraharu, ma non per passione, poiché egli non ha mai desiderato di diventare un pasticcere, bensì per saldare un debito con il vecchio proprietario. Il lavoro non gli dà alcuna soddisfazione, non si sente affatto un esperto nell’arte di preparare dorayaki, infatti non riesce a prepararli come dovrebbe, pur lavorandoci ogni singolo giorno senza ferie, né si sforza quanto basta per migliorare la ricetta.

La poca affluenza di clienti in negozio non aiuta di certo a migliorare la situazione, né la moglie del proprietario che ogni mese si presenta alla bottega per controllare il biglietto contabile, aumentando il carico di ansia e di sconforto di Sentarō, i cui unici pensieri sono estinguere il debito quanto prima così da liberarsi di un impiego che non ha voluto e che non lo soddisfa, e magari riuscire a coronare il suo sogno nel cassetto, ossia diventare uno scrittore. Egli però per ora si accontenta di arrivare a fine giornata per concedersi una scolata di sakè in cui affogare ogni pensiero che gli passa per la testa.

I clienti più fedeli sono qualche adulto che desidera uno sfizio dolce, madri con bambini e delle ragazzine delle scuole medie, tra cui una di nome Wakana, una dolce adolescente che ha reso Doraharu il suo rifugio dopo la scuola prima di far ritorno alle sue quattro mura domestiche opprimenti e a una situazione familiare sfortunatamente complicata.

Finché, in un giorno di primavera, compare dal nulla, proprio davanti alla saracinesca del negozio, un’anziana signora dal volto parzialmente sfigurato e dalle mani stranamente storte e nodose, che con il suo dolce sorriso si rivela un inaspettato ma sorprendente aiuto per Sentarō. Entra in scena già dalla primissima pagina del romanzo con il nome di Yoshii Tokue, la quale si offre di aiutare Sentarō per una misera paga, disposta anche ad abbassarla ulteriormente purché la assuma.

All’inizio si dimostra riluttante, chiedendosi come può una vecchina di 76 anni aiutarlo a migliorare il suo an (confettura di fagioli azuki usata per il ripieno dei dorayaki), specialmente con le sue mani così mal ridotte ; ma i pregiudizi gli faranno cambiare idea quando la signora Tokue gli farà assaggiare il suo an. Delizioso, un complimento che suona strano detto da Sentarō che, nonostante lavori come pasticcere in un negozio di dorayaki, non gradisce più di tanto i dolci. Non ha mai mangiato un an così buono, e così decisamente lontano da quello che lui “prepara” (egli si affida a un prodotto industriale che gli viene consegnato dal proprio fornitore ogni tot di tempo, per questo artificioso e senza anima).

Sentarō si convince ad assumerla ed è qui che tutto cambia : la signora Yoshii, con entusiasmo, perseveranza e la sua bizzarra filosofia su «osservare bene l’aspetto degli azuki… aprirsi a ciò che hanno da dirci…immaginare i giorni di pioggia e i giorni di sole che hanno vissuto. Ascoltare la storia del loro viaggio, dei venti che li hanno portati fino a noi», riuscirà non soltanto a far conoscere a Doraharu una sorta di periodo “d’oro”, ma anche a spingere Sentarō a riflettere, a sentire e a guardare oltre la piastra di cottura che accompagna le sue giornate di lavoro. Nonostante le centinaia di dubbi che vorticano nella testa di Sentarō, egli segue la signora Tokue passo per passo durante la preparazione dell’an, lasciandosi incantare dalla gentilezza dei suoi movimenti, dalla determinazione acquisita in 50 anni di preparazione, dalla pazienza con cui assiste il suo allievo.

Presto tra i due si instaurerà un legame tanto profondo da lasciare emergere i segreti del proprio passato, come le nuvole di vapore nella cottura degli azuki, e ferite ancora aperte che attendono di ricevere un pò di sollievo. Anche Wakana entrerà nelle vite di entrambi, lasciando intendere di essere co-protagonista della storia.

La primavera terminerà, i ciliegi chiuderanno la loro fioritura e con essi anche la fortuna di Doraharu : il segreto di Tokue non avrebbe potuto restare nascosto troppo a lungo, e quando le voci cominciano pericolosamente a circolare, ella dovrà accettare l’immobilità del tempo, di una società che non è ancora cambiata e che non si fa scrupoli a lasciare ai margini i più indifesi. Dall’incontro con la signora Tokue, Sentarō e Wakana impareranno lezioni di vita che mai avrebbero immaginato.


Malgrado tutto, lei resti all’ascolto di tutto ciò che la circonda. Tenda l’orecchio alle parole che la gente comune non riesce a sentire, ascolti, ascolti ancora e poi prepari i suoi dorayaki. Sono sicura che questo basterà ad aprire nuovi orizzonti a lei e a Doraharu.”

Analisi

Dalla lettura di questo romanzo, non soltanto il lettore apprende curiose nozioni di cucina – dalla preparazione dei dorayaki, alla definizione degli okonomiyaki e tante altre squisite prelibatezze -, ma riesce a farsi un’idea del contesto in cui è stato scritto, di come le piccole cose possano cambiare l’animo di una persona dal profondo e di come profumi, sapori e natura si mescolino in una fragrante danza.

Il Giappone è fondamentalmente un paese conservatore, che non affronta dei sostanziali cambiamenti da anni, non perché non abbia i mezzi per farlo, ma perché ai giapponesi stessi piace così. E’ difficile cambiare qualcosa che non vuole essere cambiato. Questo potrebbe offrire uno spunto agli appassionati o meno del Giappone ad informarsi, ad accogliere un punto di vista differente dal solito “sakura, kawaii e anime”.

Il Giappone dell’epoca e quello di adesso sono due paesi completamente differenti.”

Il Glossario alla fine del libro è un ottimo aiuto per chi non è a conoscenza di certi termini giapponesi o per un lettore informato che magari vorrebbe saperne di più al riguardo.

A parte una descrizione più ricca dell’aspetto di Tokue, l’autore non ha riservato molti dettagli fisici su Sentarō e su Wakana, forse perché non ritenuti necessari per cui al lettore non resta che adeguarsi e lasciar correre l’immaginazione. Sta di fatto che l’introspezione psicologica è ben resa in tutti i personaggi, in particolare i viaggi interiori di Sentarō, il carattere di Tokue plasmato dal suo difficile passato e quello di Wakana dalle condizioni familiari in cui vive, ma da cui si può imparare tanto :

  • nel caso di Sentarō a fare ciò che ci fa stare bene, a perseguire i propri sogni, anche quando sembrano irrealizzabili, o quando il destino non esita a umiliarci, a rialzarsi quando si hanno delle brutte cadute perché la vita non è affatto semplice, ma non per questo terribile ;
  • dalla saggia Tokue coltiviamo la gratitudine, il significato della vita, a tendere l’orecchio anche al minimo suono, perché sa entrare nel tuo cuore ;
  • dalla giovane Wakana impariamo quanto la fanciullezza possa essere messa alla prova e ad uscire dalla gabbia in cui ci sentiamo rinchiusi.

Tutti e tre hanno qualcosa da dare all’altro, anche se a volte non se ne rendono conto, o forse hanno solo bisogno di un piccolo accorgimento.

E’ una storia breve e moderna ma colma di purezza, e per questo assolutamente consigliata!

Inoltre, dall’omonimo romanzo è stato tratto un film nel 2015, diretto da Naomi Kawase e presentato al Festival di Cannes del medesimo anno.

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Locandina del film Le ricette della signora Tokue | Crediti : MyMovies
Trailer della trasposizione cinematografica di Le ricette della signora Toku

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