Kannazuki: Ottobre è il “Mese senza dei” e dei Momiji

 È il mese in cui, secondo il calendario lunare, gli dei del Pantheon giapponese lasciano le proprie dimore, dislocate nei vari templi e santuari sparsi nel paese, per raccogliersi tutti nella prefettura di Shimane, nel santuario di Izumo Taisha. Con questo medesimo significativo va letto uno dei tanti altri nomi attribuiti a Ottobre, ovvero kamisari-zuki, “il mese della partenza degli déi”.

Nel decimo mese cadono brevi piogge tipiche del tardo autunno chiamate shigure e nelle fredde mattine si deposita la prima brina dell’anno: di qui la doppia denominazione shigure-zuki, “il mese di shigure”, e hatsushimo-zuki, “il mese della prima brina”. Secondo la declinazione contemporanea del calendario solare, ottobre in Giappone è mese di tempo sereno. Iniziano ad arrossarsi le foglie, fruttificano gli alberi d’autunno, e sul mercato circola il nuovo raccolto del riso.

Paragrafo da Tokyo tutto l’anno. Viaggio sentimentale nella grande metropoli, di Laura Imai Messina

Kiyomizu Temple 清水寺 | Crediti: i5487403 via Flickr
Perché Ottobre viene chiamato Kannazuki?

Secondo il tradizionale calendario solare giapponese, Kannazuki (神無月) significa letteralmente “il mese senza dei”, infatti le leggende shintoiste narrano degli 8 milioni di dei del Giappone che si riuniscono annualmente al Grande Santuario di Izumo (Izumo-taisha, 出雲大社), a Izumo, nella prefettura di Shimane (島根県 Shimane-ken). Quindi, se tutti gli dei si riuniscono in un unico posto, ciò significa che gli altri santuari in cui dimorano si sono svuotati, da qui “mese senza dei” : 無 “na” sta per “niente, nulla, inesistenza, assente, non c’è / non ci sono”.

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Ingresso al Tempio di Izumo | Crediti: ripley kuo via Flickr

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Tempio di Izumo | Crediti: 天使 via Flickr

Perché proprio a Izumo?

È un luogo sacro molto importante secondo la mitologia giapponese, il regno degli dei, costruito per rendere omaggio a Ōkuninushi, colui che creò il Giappone, dio della felicità e della terra. Il tempio si erge molto in alto, sul Monte Inasa (稲佐山 Inasa-yama) perché essendo divinità, vicini al cielo, devono stare al di sopra degli esseri umani, creature della terra.

Inoltre, è stato il luogo sulla terra dove il dio del mare e delle tempeste, Susanoo (素戔嗚尊 Susanoo-no-Mikoto) ha abitato per la prima volta quando è sceso dai cieli dopo essere stato bandito.

Ha anche un’altra definizione, Kaminazuki (神無月) o Kamiarizuki (神有月), usata solo ad Izumo, che al contrario significa “mese degli dei”, dove quel 無 “na” funge da possessivo, quindi il mese in cui gli dei sono tutti presenti.

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Momiji 紅葉 | Crediti: kiichilog via Flickr
L’autunno si tinge di rosso con i Momiji 紅葉

Uno degli aspetti più caratteristici associati all’immagine del Giappone è la fioritura dei sakura, dei fiori di ciliegio, ma non tutti conoscono la predilezione dei giapponesi per le stagioni intermedie, primavera e autunno, dunque anche il mutamento di colore delle foglie in autunno è altrettanto significativo.

Esso indica il finir della stagione estiva per fare posto a una fresca brina autunnale, con gli alberi che si tingono di infinite sfumature di rosso e di arancione, creando dei panorami suggestivi in tutto il Paese del Sol Levante. 

Per i giapponesi le stagioni di mezzo sono più belle ed interessanti rispetto all’estate e all’inverno. Infatti, la natura è nel pieno della sua bellezza, in più, i giapponesi all’epoca, quando faceva molto caldo o molto freddo, non avevano le comodità attuali rendendo le stagioni non di mezzo, l’inverno e l’estate, davvero dure.

Jozankei | Crediti: Dean Trezise via Flickr

Oirase Stream | Crediti: fredcclin via Flickr

Ecco una citazione presa dalla letteratura giapponese classica per illustrare la disputa della preferenza tra autunno e primavera andata avanti per anni:

Quando al finela primavera giunge, 

e gli uccelli, prima assenti, arrivan cantando. 

Ed i fiori che prima eran chiusi sbocciano, ma tanto lussureggianti sono i monti che non li si può andar a 

coglier, e si folta è l’erba che non li si riesce ad afferrare. Ma sui monti d’autunno Si scorgon foglie 

vermiglie con stupore afferriamo quelle gialle, lasciando intatte con gran rimpianto quelle verdi.  

Questo il mio unico cruccio 

Sicché io scelgo le colline d’autunno.

Principessa Nukata (額田王, Nukata no Ōkimi), moglie dell’Imperatore Tenmu

Se si volessero cogliere i fiori non sarebbe possibile, perché l’erba è troppo fitta, è cresciuta troppo da nasconderli sotto la loro stessa ombra, rendendoli in questo modo irraggiungibili. La principessa Nukata afferma che i fiori appena sbocciati e le foglie d’autunno sono di egual bellezza, ma almeno riesce a raccogliere le foglie d’autunno, mentre in primavera la natura è così rigogliosa da avvolgere i fiori come se fosse un velo, celandone la presenza.

Crediti: 16shot via Flickr

Ancora, una breve poesia antica per spiegare il colore vermiglio delle foglie d’autunno:

Nella notte d’autunno

La rugiada si posa

E tinge il campo, ma sono le lacrime 

Forse, di oche selvatiche

Ad infondervi il colore vermiglio.

Kokinshū

La rugiada si forma per effetto del pianto delle oche selvatiche, addolorate dalle migrazioni che compiono sul terminare dell’estate e l’avvenire dell’autunno. Esse piangono, e il loro pianto è come quello degli esseri umani, “lacrime di sangue” per un dolore lancinante.

La parola “rugiada” è stata marcata in grassetto perché è una figura retorica, una prosopopea (gjin-ho), ossia la personificazione di elementi inanimati.

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Autumn leaves of Daikozenji Temple 大興善寺の紅葉 | Crediti: HRS_Kenzy via Flickr

Infine, una poesia di Ungaretti,Soldati” :

Si sta

come d’autunno

sugli alberi

le foglie”

In “Soldati” ritroviamo una metafora (si sta come d’autunno) che ci fa capire che non è un haiku, inoltre non ci sta consegnando un’immagine netta, ma vi è tutto un discorso dietro.

È un pensiero cesellato, breve, come lo sono i versi dello haiku. Intensa, come lo era il periodo di guerra da lui sperimentato in prima persona quando ha composto la poesia; portatrice di sentimenti quali la precarietà, perché niente dura in eterno, l’attaccamento alla vita sia da parte dell’autore che degli altri soldati in trincea, terrorizzati all’idea che il buio possa calare improvvisamente da un momento all’altro, come la foglia d’autunno che si stacca dal ramo, debole e fragile.

Kiyomizu Temple 清水寺 | Crediti: i5487403 via Flickr

Il cambiamento di colore delle foglie d’autunno prende il nome di momijigari (紅葉狩り), letteralmente “caccia alle foglie rosse d’autunno”.

Perché si usare il termine “cacciare”? All’epoca 狩り(“gari” o “kari”) si riferiva all’attività di andare a caccia di bestie selvatiche, ma il termine è stato esteso anche alla caccia di piccoli animali o uccelli selvatici, persino nell’atto di raccolta delle piante e vegetali; finché, in tempi moderni, la parola non è stata accostata al “guardare, contemplare, osservare le foglie”.

Viene chiamato anche in altri modi :

  • kōyō (紅葉), l’altra lettura di momiji, significa “colori autunnali” o “il cambio di colore delle foglie” o “le foglie diventano rosse”.
  • kanpūkai (観楓会), usato prettamente in Hokkaidō (regione nord-est del Giappone), significa “riunirsi per godere del fogliame autunnale”, quindi riunirsi per vedere come le foglie cambiano colore.

Come lo si vuol chiamare, la celebrazione è la medesima in ogni parte del Giappone. Visto che gran parte del suolo giapponese è composto da foreste e parchi, non è difficile trovare dei punti perfetti dove potersi riunire con amici e parenti per ammirare il meraviglioso paesaggio autunnale. Adorano passeggiare sotto gli alberi tinti di rosso vermiglio da cui cadono come fiocchi di neve le foglie, cercare dei luoghi strategici che garantiscono una vista panoramica mozzafiato.

A questo proposito, l’Agenzia Meteorologica Giapponese (気象庁 “Kishō-chō”) ha rilasciato un elenco di date in cui è possibile assistere al momijigari in tutte le regioni del Giappone :

IMMAGINE 1 — Previsioni delle foglie rosse (in autunno le foglie di acero diventano rosse)
IMMAGINE 2 — previsioni delle foglie gialle (in autunno le foglie di ginko diventano gialle)

A seconda delle zone in questione, nord, est e ovest del Giappone, le foglie d’autunno raggiungono la massima gradazione di rosso in determinati periodi di tempo. Significa che la prima regione a tingersi di rossa è quella a nord, per poi scendere fino a quella ad ovest; quindi si parte dall’ Hokkaidō (nord), per arrivare nel Kantō (est), fino al Kyūshū (ovest).

Fonte : MATCHA, Tennavito, Wikipedia

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Un pensiero su “Kannazuki: Ottobre è il “Mese senza dei” e dei Momiji

  • Ottobre 20, 2021 in 23:05
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    Che gusto leggere i tuoi articoli, Nicole! Grazie per i preziosi spunti e per le bellissime foto che scegli per noi.

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