Intervista a Shiru Midoriiro (Ace of Hearts)

Noi di Un Manga Tira l’Altro abbiamo avuto l’opportunità di fare quattro chiacchiere con Shiru Midoriiro, giovane autrice del manga “Ace of Hearts“, pubblicato da Shockdom.

Partiamo con una semplice domanda per rompere il ghiaccio, Shiru Midoriiro è il tuo nome d’arte, come nasce?

È la semplice traslitterazione del mio nome. “Shiru” inoltre, significa “conoscere, sapere” in giapponese, mentre “Midoriiro” significa letteralmente “colore verde”, ed io amo il verde…

Sei così giovane, solo 17 anni, ma hai già le idee chiare, quando hai deciso che questo sarebbe stato il tuo lavoro?

Grazie! L’ho deciso a 13 anni, e l’ho voluto concretizzare a 14, con tutte le mie forze!

Ace of Hearts è la tua opera di debutto, come e quando è nata l’idea?

È nata proprio quando avevo 14 anni, per puro caso. È la solita storiella che racconto quando me lo si chiede: camminavo per andare a scuola e notai una signora che si occupava di gatti randagi, pensai a Bastet e mi venne l’idea di integrare una divinità ad un personaggio che avevo già creato. In quella stessa strada, a pochi passi, si trova il collegio in cui è cresciuta mia nonna. Lo vedo praticamente ogni giorno. Ho solo amalgamato le idee ed ero anche euforica perché la maggior parte dei luoghi di Old Mess esistono davvero, infatti faccio sempre tantissime foto.

Il tuo manga richiama molto gli shonen giapponesi, quali sono le opera o mangaka che ti hanno ispirato?

Sinceramente niente in particolare, a dir la verità non ho mai avuto un manga preferito né un anime, perché c’è quel qualcosa che “non trovo” tra i tanti, anche se ci sono storie davvero molto belle che mi hanno commossa e che ricorderò sempre. Per tale ragione, comunque, ho cercato di creare personalmente una storia che avrebbe soddisfatto i miei desideri, con i temi, le ambientazioni e le psicologie che mi sono sempre immaginata.

È buffo da dire perché a 13 anni mi piaceva tantissimo My Hero Academia, che è un genere completamente diverso e molto carino, ero davvero una grande fan, però poi d’un tratto ho cambiato totalmente e mi sono data ai seinen e soprattutto all’horror, anche se mi è sempre piaciuto il mistero e il macabro, fin da piccola. Non so se considerare Ace of Hearts uno shounen, diciamo che ci sono tante cose di cui io e Vanil vogliamo parlare… e spero che ci riusciremo!

Leggendo Ace of Hearts veniamo immersi in un mondo con un’ambientazione vittoriana in cui ritroviamo i sindromati, individui nati sotto la “sindrome” di un animale sacro ad una divinità egizia, come mai hai scelto proprio la mitologia egizia?

La storia prende gli anni a cavallo tra il 1910 e il 1924, racchiudendo anche la prima guerra mondiale, dunque non credo sia propriamente “vittoriano” come periodo. A me piace identificarlo come un gotico molto “vintage”, stile vecchia fotografia, o un grunge metallico! Per quanto riguarda la mitologia egizia, è semplicemente fantastica e mi ha sempre ispirato. Non sono un egittologa e per questo ne ho preso solo ispirazione, ma cerco comunque di agganciarmi ad aneddoti veri riguardanti le divinità. È un tipo di mitologia molto bella e l’ho da sempre apprezzata con fascino!

In questo primo volume hai introdotto molteplici personaggi, quali tra questi ti è piaciuto più disegnare e in quali di questi, invece, magari ti ci rivedi di più o ti piace di più e perché?

Mi piace disegnare tutti senza preferenze, però il più facile e divertente è Leroi, ci impiego davvero poco, mentre per Lian non sembra ma devo impegnarmi un po’ di più. Tra questi, il mio preferito – nonostante li rispetto tutti – è il signor Kimmer, ma perché è un personaggio che mi ha preso molto tempo per definire la sua psicologia, penso sia il più complesso che ho creato: è come se avesse vita propria, come il figlio di Ra che ha vegliato sulla terra per millenni e posso solamente immaginare quante cose gli siano successe nell’arco di tutti quegli anni. È quel personaggio di cui Vanil, il narratore, sa poco e niente. Mi fa paura. Mi fanno tutti un po’ paura, è questo il punto, ma li amo proprio per questo! Ancora devono comparire i personaggi per cui potrei parlare per ore…

Soffermiamoci un attimo sul tuo stile di disegno, che è la prima cosa che risalta appena si sfoglia il volume, è una dote naturale che hai dovuto solo affinare oppure è uno stile che hai dovuto costruire?

Non saprei dirlo, ho sempre disegnato perché mi faceva – e continua a farmi stare – bene. Sono molto perfezionista quindi cerco sempre di fare tutto nei minimi dettagli, ma è qualcosa che sto facendo e migliorando nel secondo, soprattutto con il tratto, le espressioni e i movimenti che amo tanto. Penso che “affinare” lo faccia chiunque, è normale per degli artisti migliorare tutto ciò che a loro non piace, evolverlo e renderlo al meglio delle loro capacità!

Come spesso accade per molti autori, quando si inizia a scrivere una storia si ha già in mente il finale, per te vale lo stesso?

Esattamente. È la prima cosa che ho creato della storia, da cui prende nome il titolo. Per questo non spiego a nessuno perché l’Opera si chiama “Asso di Cuori”, dall’inglese, sarebbe come svelare la chiave che risolve l’enigma di questo manga.

Lavorare ad un manga non deve essere una passeggiata, come sei riuscita a conciliare scuola e lavoro?

Ho un grande spirito di organizzazione e riesco sempre a fare questo e più cose, anche se ho molti compiti, cerco sempre di dividermi le giornate dedicando ad ogni cosa il giusto tempo per non stressarmi. Faccio sempre attenzione a dare spazio agli amici perché per me, questa resta sempre l’età più bella e voglio godermela al massimo, disegnando, suonando, uscendo… niente è impossibile se ci piace!

Il percorso per diventare mangaka, in particolare in Italia, è ricco di ostacoli, tu cosa consigli a chi come te vuole intraprenderlo?

Di avere tanta tanta fiducia, e mai dire mai, perché c’è sempre un piccolo bagliore che illumina la strada!

Ringraziamo Shiru Midoriiro per la sua disponibilità e le auguriamo tanta fortuna per questo suo nuovo percorso lavorativo.

Se vi siete persi le nostre prime impressioni su Ace of Hearts potete recuperarle qui.

Fortuna Guastaferro

Sono Fortuna (Fonzi), una studentessa universitaria che nel tempo libero si dedica alla lettura di manga, libri e alla visione di anime. L’amore verso i manga ed anime inizia da bambina quando, ancora ignara di tutto, guardavo i cartoni alla tv con occhi a cuoricino. Solo però al liceo ho iniziato a comprare i miei primi manga e ad avvicinarmi a questo mondo. Per i libri il discorso è un po’ diverso, infatti è fin da bambina che ne leggo, ma non sono, attualmente, una divoratrice di libri come invece di manga. Amo leggere di tutto, ma per quanto riguarda i manga prediligo shojo, shonen e seinen, mentre per i libri il genere fantasy, giallo. Grazie a Michele ho iniziato a scrivere anche io per ComixIsland, ma ad oggi mi dedico esclusivamente al sito e i nostri social.

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