Festività di Settembre in Giappone: Il Giorno dell’Equinozio d’Autunno

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Parco Hibiya in Chiyoda, Tokyo. Crediti: Tak H. via Flickr

Come ogni paese al mondo, anche il Giappone ha delle proprie tradizioni e festività particolari, che cadono in giorni specifici dell’anno, che si festeggiano in innumerevoli modi e le cui emozioni lasciano un meraviglioso ricordo nel cuore delle persone.

Settembre è quasi giunto al termine e con esso anche le festività che si tengono in questo mese, infatti in questo articolo scopriremo la penultima di quelle che abbiamo precedentemente visto negli scorsi articoli (Giorno degli Anziani, Giorno del Crisantemo).

Shūbun no Hi (秋分の日) — Giorno dell’Equinozio d’autunno

秋分の日は、今年は木曜日に当たります。

(しゅうぶんのひは、ことしはもきようびにあたります。)

(Quest’anno il Giorno dell’Equinozio d’Autunno è di Giovedì.)

Come ho scritto nella frase qui sopra, Giovedì 23 Settembre 2021 cade il Giorno dell’Equinozio d’Autunno, traduzione di 秋分の日, Shūbun no Hi (il primo Kanji sta per “autunno”), una festa nazionale in Giappone che solitamente viene celebrata il 22 Settembre oppure il 23, stando al Japan Standard Time, ossia il fuso orario standard del Giappone, che prevede la data dell’Equinozio diretto verso sud.

Dato che il sole sorge ad est e tramonta ad ovest attraversando l’equatore nell’emisfero sud, il giorno e la notte inizieranno ad accorciarsi e durare allo stesso modo, chiamando l’arrivo dell’autunno. 

E poiché l’equinozio autunnale può avvenire in date diverse a seconda della zona, solitamente, la data ufficiale viene annunciata agli inizi della primavera.

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Kiyomizu-dera, Prefettura di Kyoto, Giappone. Crediti: masuu via Flickr
Origini della festa

Questa festività è conosciuta a livello nazionale solo dal 1948, mentre negli anni precedenti quella stessa data era riservata ad un’altra ricorrenza: lo Shūki Kōreisai. Durante questa ricorrenza, principalmente legata al culto dello Shintoismo (religione di origine giapponese), i cittadini porgevano il proprio rispetto ai precedenti imperatori e membri della famiglia imperiale, per onorare i loro spiriti che in passato hanno esercitato come diretti discendenti della dea del sole, la dea Amaterasu. 

A partire dal 1948 in poi, a seguito di una legge che stabilisce quali siano o meno le festività nazionali, questi giorni sono stati marcati come ricorrenza non religiosa, dove comunque le persone si fermano in preghiera ma non per gli antenati imperatori, bensì per mostrare gratitudine agli dei per il buon raccolto che hanno avuto in primavera. 

Dunque, questo è un altro caso in cui si è tentato di separare la sfera della politica e dello Stato da quella della religione, considerandoli così come dei mondi a parte tra loro inscindibili. Non è cosa ignota in Giappone, anzi nel corso della storia se ne sono susseguiti altri come questo esempio.

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Crediti: Tseden Taddese via Flickr
Come si celebra?

Come abbiamo detto prima, in questo giorno ci si reca, da soli oppure in gruppo, o al campo santo per fare visita agli antenati e alle persone care ormai decedute, oppure ai santuari e templi locali per porgere una preghiera agli dei accendendo incensi, portando in dono delle offerte e dando una pulita alle lapidi dei cari.

Un’alternativa, che coinvolge anche famiglie e bambini, è quella di organizzare attività all’aperto, piccole gite magari sotto gli aceri a guardare i momiji (le foglie d’acero che cambiano colore tingendosi di rosso-arancio), mangiando snack dolci preparati appositamente per il Giorno dell’Equinozio d’Autunno :

i botamochi (牡丹餅・ぼたもち), un dolcetto fatto di riso glutinoso, riso regolare e pasta di fagioli azuki.

Botamochi e tè verde. Crediti : cocoip via Flickr

Questi dolcetti vengono preparati come cibo sacro proprio per essere offerto agli dei durante le settimane di vacanza Higan sia primaverili che autunnali in Giappone.

Higan (che significa “l’altra sponda del fiume della morte”) altro non è che una ricorrenza buddhista celebrata dalle sette giapponesi per circa sette giorni, 3 prima e dopo entrambi gli equinozi, quando il freddo inverno si assesta per lasciar passare la primavera e di nuovo quando il calore estivo si placa per l’imminente frescura dell’autunno. Ha a che fare con il Buddhismo perché si pensa che le stagioni rappresentino il momento giusto per i buddisti di intraprendere la via per l’illuminazione.

La sponda del fiume a cui si fa riferimento è il mondo in cui viviamo, e l’altra è quella del mondo dove dimorano le anime di coloro che hanno lasciato la vita terrena e, secondo le credenze popolari, Buddha appare per aiutare le anime ad attraversare quel fiume così da raggiungere il Nirvana.

Dunque, il nostro rispetto per i defunti li aiuta in questo percorso.

Al contrario dell’Occidente, dove le foglie secche e dipinte di colori che vanno dal rosso al giallo sono il simbolo dell’autunno che fa il suo decorso prendendo il posto dell’estate, il Giappone ha il giglio ragno rosso (tanto per fare un esempio, è il fiore che spesso compare nel noto manga Tokyo Ghoul di Sui Ishida, a simboleggiare la morte e il passaggio del defunto alla reincarnazione).

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Giglio ragno rosso. Crediti: Nobuhiro Suhara via Flickr

In conclusione, lascio qui sotto un haiku dedicato all’autunno, scritto da uno dei classici giganti della letteratura giapponese moderna, Natsume Sōseki :

Vengono le oche selvatiche,

per chi resta nel mondo

e per chi lo abbandona.

Traduzione di Irene Starace.

Fonte : Wikipedia

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