Banana Fish – Recensione

Akimi Yoshida fa il suo debutto come mangaka nel 1977. Il suo manga più famoso è “Banana Fish” ma hanno avuto un grande successo anche opere come “Yasha” pubblicato nel 2010 e “Our little Sister – Diario di Kamakura” pubblicato nel 2017.

Nel manga ci sono riconoscibili omaggi all’opera di J.D. Salinger, a partire dal titolo che è ispirato a un racconto dello scrittore americano (Un giorno ideale per i pescibanana), fino al titolo scelto per l’ultima puntata della serie animata “Catcher in the rye”, romanzo di formazione.

Titolo: Banana Fish
Autore: Akimi Yoshida
Serie: 10 volumi, concluso —
24 episodi, concluso
Formato: 15×21
Prezzo: €18,00

Nel 2018, a circa 33 anni di distanza dalla prima pubblicazione del manga, è stato realizzato l’anime, mantenendo lo scenario di New York ma ambientandolo a tempi più recenti per poter fare uso di tecnologie più avanzate, sostituendo l’Iraq al Vietnam.

La storia è ambientata a New York, la polizia sta indagando su una serie di strani suicidi. Un giorno un uomo viene ucciso a sangue freddo in mezzo alla strada ma, prima di morire, consegna ad un giovane capobanda di nome Ash Lynx una sostanza misteriosa pronunciando ancora una volta le parole “Banana Fish”. 

Ma torniamo un’attimo indietro, Max Lobo e i suoi commilitoni si trovano in Vietnam (o Iraq se seguiamo la trama dell’anime) a parlare di alcune strane medicine che stanno facendo impazzire i soldati. Così, nella tranquillità di quella serata, un commilitone imbraccia il fucile come se fosse in trans e uccide i compagni, solo Max Lobo ha la prontezza di fermare il compagno e quest’ultimo, prima di perdere coscienza, dice le stesse due parole: “Banana Fish”.

Ma cos’è questo “Banana Fish” ? Questa è la domanda che tutti i lettori si sono fatti leggendo le pagine di questo manga o durante la visione dell’anime. Verranno alla luce alcuni traffici che si nascondono dietro a questo nome. Protagoniste sono le lotte tra le “famiglie” e la corruzione degli organi di stato, gli intrecci mafiosi tra Corsi e Cinesi nella “Chinatown”. Akimi Yoshida tratterà tutti questi argomenti in maniera profondamente cruda, dolorosa e malinconica, ma allo stesso tempo in maniera sincera, senza nascondere le ferite dell’anima, mostrandole apertamente ed è esattamente questo il motivo che rende quest’opera psicologicamente difficile da accettare e che lascia un forte desiderio di giustizia, odio e amore.

Nel frattempo, tornado a New York, Ash riceverà la visita di un giornalista e del suo collaboratore, Okumura Eiji. Lui è più grande di Ash di due anni ma la sua poca esperienza di vita lo fa sembrare un ragazzino di fronte al giovane boss. Tra i due nascerà una complicità che oltrepasserà i confini delle loro origini. Lui sarà la luce che riscalderà il cuore, ormai gelido di Ash, entrandoci piano piano senza forzare, con la sua gentilezza e la sua calda presenza. 

Ash è cresciuto per i quartieri di New York avendo sempre con sé la sua Smith and Wesson 357 Magnum come se fosse parte integrante del suo corpo. Il suo passato è segnato da violenza, sangue e morte, ed è difficile non empatizzare con lui poiché la sua forza è tale a quella di una lince, da qui il suo nome: “Lynx”, infatti la lince europea o lince eurasiatica è uno dei maggiori predatori delle foreste europee e siberiane. Al contrario Eiji è cresciuto senza la necessità di proteggersi, dunque i loro due mondi sono troppo diversi per coesistere eppure il loro rapporto è talmente forte da spezzare quel vincolo.

È un rapporto complicato da definire: è amore? 

Questo lo si potrà capire solo leggendo i capitoli finali che non sono stati animati. Ciò che è sicuro è che la presenza di Eiji, qualsiasi sentimento fosse, ha potuto migliorare la sua esistenza e questo basta per affermare che non bisogna sempre dare una definizione quando i sentimenti sono i soli a parlare.

Per la prima volta Ash capisce cosa significa proteggere qualcuno a cui si vuole bene, per la prima volta sperimenta un sentimento di affetto talmente grande da potere addirittura pensare di consegnare la propria vita nelle sue mani e per la prima volta sperimenta la paura di perdere qualcuno. Ash durante l’opera manifesta nuovi sentimenti mai conosciuti prima d’ora, questo lo spaventa ma è ciò che gli da forza per andare avanti.

La conclusione dell’opera lascia spazio a parecchie domande ma in realtà la filosofia che sta dietro a quelle scelte è molto profonda e difficile da capire all’inizio ma se abbiamo compreso la psiche dei personaggi allora anche le loro scelte sono facilmente rispettabili e accettabili. 

Banana Fish è stato capace di entrare nella psiche del lettore e farci rimanere incollati alle tavole e ad ogni episodio. I sentimenti provati con quest’opera sono forti, quasi distruttivi, molto spesso difficili da digerire perché reali. Non è fantasia ma pura realtà.

Ciò che vuole trasmettere quest’opera, tra i tanti messaggi mandati, è che possiamo essere diversi per colore, paese di nascita, condizioni di vita ma i sentimenti umani non hanno categorie. Siamo destinati a incontrare la nostra persona, per quanto lontana possa essere, esiste.

L’anime è stato adattato eccellentemente. Le opening, le ending e le soundtrack si sposano perfettamente con i sentimenti che trasmette l’opera. In particolare King Gnu, il cantante della ending “Prayer x” , ha mostrato esattamente il significato del termine “malinconia”, la malinconia che circonda la vita di Ash.

Ho apprezzato quest’opera in ogni sua sfumatura e attualmente è la miglior lettura della mia vita.

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