After dark – Recensione

After dark” di Murakami Haruki è un’opera che narra, nell’arco di una sola notte, l’incrocio dei destini di sei persone.

I personaggi non vengono approfonditi ma solo “tratteggiati” poiché lo scopo non è parlare dei personaggi in sé quanto invece argomentare, tramite teorie, ciò che hanno nel profondo.

Murakami fa un’analisi dunque sull’essere umano in quanto tale e alla luce di ciò vengono affrontate molte tematiche: la solitudine, la tristezza, il desiderio di cambiare , il desiderio di amare e di saper comunicare i propri stati d’animo. 

Titolo: After dark
Autore: Murakami Haruki
Prezzo: € 11,00

Ci troviamo a Tōkyō, un quartiere che inizia a vivere quando cala il buio, strade dove le insegne di bar e night club restano accese fino all’alba. Dalla mezzanotte alle sette del mattino, alcune persone sono casualmente coinvolte in una squallida vicenda di violenza. All’Alphaville, un love hotel gestito da Kaoru, un’ex campionessa di lotta libera, una giovane prostituta cinese viene picchiata da un cliente che poi fugge. In una caffetteria poco distante, Mari, una diciannovenne studentessa di cinese in cerca di solitudine, sta leggendo un libro; Takahashi, un giovane musicista jazz disinvolto e chiacchierone, vorrebbe attaccare discorso ma si scontra con la sua reticenza.

Tuttavia, quando Kaoru cerca qualcuno che faccia da interprete alla prostituta ferita, Takahashi, che con il suo gruppo sta provando in uno scantinato vicino all’albergo, le suggerisce di rivolgersi alla giovane. Mari viene cosi a contatto con un ambiente a lei estraneo, ma paradossalmente riesce a comunicare con le persone che vi incontra in modo spontaneo e profondo: per la prima volta vince la riluttanza a parlare di Eri, la sorella maggiore, caduta in un letargo volontario dal quale non sembra volersi svegliare. L’immagine della bellissima ragazza che sta per essere inghiottita nel nulla attraverso lo schermo di un televisore apre un pericoloso spazio onirico nel quale rischia in ogni momento di scivolare la realtà.

Tutto avviene in un mondo ovattato, il buio della notte è stato quasi terapeutico. L’opera ci presenta molti spunti di riflessione sui rapporti umani e ciò che li lega. Mantiene uno schema lineare senza colpi di scena e il tutto viene scandito da un orologio e da una voce narrante che simula un telespettatore dietro una telecamera invisibile. Sicuramente una narrazione fuori dagli schemi ma Murakami è stato sublime nell’articolare ogni scena e intrecciarle tra loro come un filo invisibile. 

Murakami mantiene sempre salda la sua passione per la musica, mostrando il nome di alcuni brani che anche i suoi personaggi stanno ascoltando; infatti il libro prende in prestito il  suo nome proprio da Five Spots After Dark, un brano jazz al trombone, colonna sonora che si adatta all’atmosfera di una grande metropoli quale è Tōkyō, illuminata dalle luci delle insegne. 

«Librandosi al di sopra della generale tristezza, Murakami riesce a captare le fosforescenze, in ogni luogo e in particolare nell’aura che avvolge le persone: di notte e nella comunanza degli esseri umani, essa raggiunge l’apice della luminosità[The New York Times Book Review]

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